Quotazione del Petrolio Oggi in Tempo Reale

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Una delle materie prime più conosciute e commercializzate al mondo. Da cosa dipende il suo prezzo? Conviene investire oggi?

Il petrolio continua a rappresentare una materia prima fondamentale. Non a caso viene indicato da molti analisti come una delle principali cause delle crisi geopolitiche che agitano il globo. Basti pensare ad esempio all’instabilità del Medio Oriente, una delle aree del pianeta che vanta le più ampie risorse di questo genere, per comprendere come in effetti chi attribuisce al petrolio un valore tale da indurre in tentazione, abbia validi motivi su cui appoggiare la propria tesi. Per capire meglio questo assioma, occorre però partire dall’inizio, ovvero spiegare cosa sia e da cosa derivi la sua importanza.

VALORE petrolio: QUOTAZIONE ATTORNO AI $55 al barile, ma LA PREVISIONE È DI 70 dollari al barile per IL 2020.

Cos’è il petrolio e perché è importante

Il petrolio, termine che deriva dal latino e significa “olio di roccia”, è una forma primaria di energia combustibile, ovvero in grado di bruciare. I combustibili sono formati principalmente da idrogeno e carbonio, tanto da essere generalmente indicati con il termine di idrocarburi. Allo stato grezzo esso è oggetto di estrazione da giacimenti posti all’interno degli strati superiori della crosta terrestre, andando a mescolare diversi idrocarburi, la cui composizione può variare a secondo del luogo di provenienza, determinandone la qualità. Oltre a idrogeno e carbonio contiene impurità, ovvero altre sostanze non essenziali alla combustione, come ad esempio lo zolfo.

La sua importanza deriva principalmente dal fatto che rappresenta la materia prima per una grandissima varietà di prodotti lavorati, come la benzina, il Gpl (gas di petrolio liquefatti e non, come erroneamente si dice spesso, gas propano liquido), il cherosene, la nafta, il bitume e l’olio lubrificante. Proprio il petrolio e i suoi derivati rappresentano la materia base di una lunghissima lista di prodotti dell’industria chimica e una cospicua fonte di energia, venendo utilizzati per i motori della maggioranza dei veicoli che circolano non solo su terra, compresi i mezzi su rotaia, ma anche nell’aria.

Altro motivo che contribuisce alla sua fondamentale importanza è il fatto che si tratti di una risorsa destinata a finire, almeno in termini di sfruttamento economico. Una cosa ben risaputa dai Paesi che ne posseggono grandi risorse, alcuni dei quali, in particolare nel Medio Oriente, hanno costruito le loro fortune proprio sui pozzi controllati.

Da cosa dipende la quotazione del petrolio

Come si può facilmente notare, la quotazione del petrolio viene monitorata giorno dopo giorno dai principali mezzi di informazione. Il motivo di questa attenzione è dovuto proprio al fatto che intere economie in ogni parte del mondo vedono dipendere le loro fortune dal prezzo del greggio, un elenco che comprende non solo chi lo vende, ma anche chi è costretto ad acquistarlo.

Per comprendere meglio basterebbe ricordare quanto accaduto nel 1973, ovvero il cosiddetto shock petrolifero originato dalla guerra del Kippur. Il 6 ottobre di quell’anno, infatti, Siria ed Egitto cercarono di approfittare della festività ebraica per attaccare Israele e i Paesi arabi associati all’OPEC (l’organizzazione che raggruppa i produttori) decisero di sostenerne lo sforzo abbattendo la produzione, in modo da far aumentare il prezzo del barile. Il risultato di questa operazione fu la fine del boom che aveva caratterizzato il ciclo economico nei due decenni precedenti e l’inizio della consapevolezza di un legame troppo stretto tra industria e petrolio. Da quel momento molti Paesi iniziarono a cercare fonti di energia alternativa in modo da attenuare tale dipendenza.

Cos’è L’OPEC

Come abbiamo ricordato, l’OPEC (acronimo di Organization of the Petroleum Exporting Countries) è l’ente che raccoglie alcuni dei maggiori produttori mondiali di petrolio. Ad esso partecipano 14 Paesi che rappresentano l’80% delle riserve attualmente conosciute sul pianeta:

  1. Algeria,
  2. Angola,
  3. Arabia Saudita,
  4. Ecuador,
  5. Emirati Arabi Uniti,
  6. Gabon,
  7. Indonesia,
  8. Iran,
  9. Iraq,
  10. Kuwait,
  11. Libia,
  12. Nigeria,
  13. Qatar,
  14. Venezuela.

Non fanno parte del cartello altri produttori come:

  • gli Stati Uniti,
  • la Russia, l
  • a Cina, l
  • a Norvegia,
  • il Messico,
  • il Bahrein.

Nato nel 1960, cinque anni più tardi l’OPEC ha installato la sua sede a Vienna. Una sede su cui sono appuntati gli sguardi del mondo intero, in quanto le decisioni che vi vengono assunto possono riverberarsi con notevole forza sui Paesi che acquistano la materia prima. Come dimostrano appunto gli eventi del 1973.

Spiegazione del Brent e del WTI

Quando si parla di quotazione del petrolio, occorre ricordare che sui mercati internazionali, viene monitorato l’andamento di 2 tipologie di petrolio diverse, il Brent e il WTI.

Brent

Per Brent si intende il petrolio derivante da un giacimento situato nel Mare del Nord, scoperto negli anni ’70 al largo della Scozia, oltre a quello attualmente prodotto in 19 campi petroliferi, anch’essi posizionati nell’area.

WTI

Il WTI (acronimo di West Texas Intermediate), indicato anche come Texas Light Sweet è considerate pregiato dagli esperti, in considerazione delle sue caratteristiche. Il suo processo di raffinazione permette infatti di ottenere un’elevata percentuale di benzine e gasolio leggero.

Dove viene quotato il petrolio: il NYMEX

La quotazione del petrolio, si tratti di Brent o WTI, ha come base di riferimento il barile, unità di volume pari a 159 litri, o 42 galloni statunitensi. Nel caso del petrolio greggio la sua massa corrisponde a circa 140 chilogrammi.

Lo scambio di greggio a livello internazionale ha luogo ogni giorno sul NIMEX (New York Mercantile Exchange) di New York e sull’Intercontinental Exchange di Atlanta, ove le contrattazioni riguardano in particolare i contratti per la consegna immediata, chiamati anche spot o futures.

L’unità di scambio adottata sono lotti indivisibili di 1000 barili.

Nonostante seguano dinamiche simili, Brent e WTI non hanno il medesimo prezzo. La quotazione, infatti, risente non solo della qualità, ma anche di fattori come la domanda e i costi di trasporto.

Trading sul petrolio: conviene?

Considerata la pratica impossibilità di acquistare e detenere direttamente la materia prima, chi intende investire i propri soldi sul petrolio può fare leva su strumenti studiati appositamente per guadagnare dalle sue oscillazioni di prezzo. Si tratta degli ETC (Exchange Traded Commodities), emessi direttamente in materie prime fisiche oppure in contratti derivati.

Sul mercato se ne possono trovare molti, considerato come solo Piazza Affari ne annoveri attualmente più di una ventina che hanno come sottostante il petrolio. Va sottolineato che rispetto agli ETF (Exchange Traded Funds), questi strumenti devono sostenere il rischio emittente, che comunque può essere mitigato procedendo alla loro collateralizzazione.

La domanda che si dovrebbe porre un potenziale investitore, prima di procedere, è la seguente: Conviene fare trading sul petrolio?

La risposta è senz’altro positiva, a patto di approntare una strategia tesa a ridurre il rischio.

  • Per farlo occorre cioè valutare al meglio una serie di parametri come:
    i costi, intendendo come tali le commissioni spettanti all’intermediario e quelli di gestione, solitamente attestati tra lo 0,3 e l’1% annuo.
  • la liquidabilità, ovvero la possibilità di vendere il titolo senza rimetterci in termini di tempo e denaro. Proprio per questo gli esperti consigliano di preferire sempre asset molto liquidi;
  • il trattamento fiscale, aspetto che dovrebbe indurre l’investitore a optare per strumenti armonizzati, i quali possono godere di un vantaggio non da poco, ovvero il non dover essere dichiarati e, di conseguenza, sottoposti all’aliquota marginale.

CFD sul Petrolio

C’è poi un altro strumento a disposizione di chi intenda provare a trarre profitto dalle oscillazioni di prezzo del petrolio, quello rappresentato dai CFD, ovvero i Contract for Difference proposti dai broker che operano online.

In questo caso il vantaggio consiste nel poter guadagnare non solo da una crescita della quotazione, ma anche ove si verifichi l’ipotesi inversa.

In pratica chi ne sottoscrive uno opera una sorta di scommessa sulla variazione di prezzo che si verificherà nel periodo indicato in sede contrattuale. Per farlo è naturalmente necessario conoscere profondamente i meccanismi dell’economia globale e, quindi adottare l’analisi fondamentale.

Un’altra cosa fondamentale per investire sul petrolio tramite i CFD è affidarsi a piattaforme sicure e regolamentate. Esempi di convenienti e soprattutto broker sicurisono:

  • eToro (ottimo anche per la sua piattaforma di copytrading, dove poter copiare le strategie professionali dei traders più esperti),
  • Plus500 (broker famoso ed affermato da anni),
  • 24 Option (piattaforma completa ed affidabile).