Buoni fruttiferi postali 2018: investimenti sicuri di Poste Italiane

I Buoni fruttiferi postali sono degli investimenti sicuri e vantaggiosi? Vediamo meglio cosa sono e come funzionano e quali tipi di Bfp esistono.

Da quando, nel 2008, la tristemente celebre crisi economica ha fatto sentire il suo peso sulle economie di molte famiglie italiane, la parola d’ordine è diventata: “risparmiare”.

In tal senso, non solo i consumatori si sono adoperati a cercare tutte quelle forme di gestione dei risparmi che consentissero di tenere qualcosa da parte nella massima tranquillità, ma gli stessi istituti di credito hanno iniziato a proporre alla grande utenza offerte sempre più personalizzabili e innovative, inventandone continuamente di nuove e reinventandone altre che sembravano destinate al dimenticatoio della storia.

Del secondo tipo sono sicuramente i buoni fruttiferi postali, un prodotto nato nel 1924 e tanto in voga a metà Novecento che ha visto in questi anni una rivalutazione sia dal punto di vista del marketing che da quello dell’attrattività. Nelle righe che seguono proveremo a vedere in cosa si sostanzia questa forma di investimento, come viene proposta oggi da Poste Italiane, quante varietà ne esistono e quali sono le più adatte ad ogni esigenza.

Cos’è il Buono fruttifero postale: denominazione e funzionamento

Tecnicamente, il Buono fruttifero postale (Bfp) è un prodotto finanziario di investimento disponibile in forma cartacea o dematerializzata ed emesso da Poste Italiane per conto dello Stato, che permette al risparmiatore di investire una parte del proprio capitale con un basso tasso di rischio. Chiunque può acquistarne uno, sebbene l’esclusività dell’emissione sia riservata alle sole Poste Italiane per conto della Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. Quest’ultima, nonostante la sua ragione sociale di Società per Azioni, è controllata per l’80% dal Ministero dell’Economia, a maggiore conferma del fatto che i prodotti da essa emessi godono di un elevato tasso di sicurezza.

Nonostante si tratti di un investimento a tutti gli effetti, il funzionamento dei Bfp non tiene conto dell’andamento dei mercati, ed è in realtà molto semplice: il risparmiatore decide di versare (= investire) in buoni fruttiferi del capitale, e a questo capitale verrà applicato un tasso di rendimento incrementale.

Bfp: alcune caratteristiche

La grande attrattività di questo prodotto è data prima di tutto dalla sua gratuità: sottoscrivere un Bfp non comporta, in alcun momento, alcuna spesa per il consumatore (al netto degli oneri fiscali). I buoni sono sottoscrivibili per un importo minimo pari a 50€, e indipendentemente dall’ammontare della quota di sottoscrizione, questa verrà prelevata da un prodotto postale che il risparmiatore dovrà necessariamente possedere o aprire al momento della sottoscrizione. In altre parole, per acquistare un Bfp è necessario disporre almeno di un libretto di risparmio postale o di un conto bancoposta.

Al momento della sottoscrizione del buono il risparmiatore viene informato su tutte le condizioni contrattuali, le quali però possono essere soggette a variazioni anche con cadenza mensile. Variabili sono anche gli interessi, nel senso che generalmente questi saranno tanto più alti quanto maggiore sarà il tempo dell’investimento. Diciamo “generalmente” perché, come vedremo in seguito, esistono tipologie di Bfp che prevedono un interesse fisso, il quale sarà applicato solo al termine dell’investimento.

Ritenute fiscali e imposte di bollo

Come dicevamo in alto, richiedere o chiudere un Buono fruttifero postale non costa nulla al contribuente, sebbene ci siano alcuni oneri obbligatori di natura fiscale da tenere in conto.

Il primo è quello dell’imposta di bollo, che è variabile e calcolata su base annuale, e viene detratta dal totale compreso di interessi. Esistono tuttavia dei casi particolari in cui il valore è prestabilito. Per amore di brevità, elenchiamo di seguito questi casi particolari sotto forma di elenco:

  • Per Bfp emessi prima del 2009, l’imposta di bollo ammonta a 2,00€ l’anno;
  • Per Bfp emessi nel 2012 scende a 1,81€ l’anno;
  • Non è applicata su buoni il cui valore comprensivo di interessi non superi i 5.000€.

La seconda spesa obbligatoria, che in realtà è una detrazione, è quella della ritenuta fiscale, e si applica solo sugli interessi maturati. Non ne sono soggetti i buoni emessi fino al 20 settembre 1986, per quelli emessi dal 21.09.1986 al 31.08.2987 è pari al 6,25%, mentre per tutti i successivi, compresi quelli emessi nel 2018, sale al 12,50%.

Come sottoscrivere un Buono fruttifero postale nel 2018

Sottoscrivere un Buono fruttifero postale è davvero molto semplice. Per la versione cartacea, basta recarsi in un qualsiasi ufficio postale portando con sé copia di documento di identità valido e codice fiscale, oltre naturalmente ai contanti.

I buoni ordinari e quelli a 3 anni Plus possono essere sottoscritti anche online, direttamente dall’apposita sezione del sito web della Cassa Depositi e Prestiti.

Rimborso del Buono fruttifero postale

La somma investita può essere ritirata in qualsiasi momento nella sua interezza e con l’aggiunta degli interessi maturati, sebbene chi decide di investire in Bfp generalmente lo fa con l’obiettivo di trarne un profitto. L’applicazione degli interessi inoltre non è immediata, e può avvenire a scaglioni temporali di 6 mesi oppure un anno. Quindi non avrebbe senso ritirare quanto investito dopo soli 5 mesi di tempo, perché non si potrebbe giovare degli interessi maturati.

Per quel che riguarda il rimborso, questo può differire nella forma a seconda che il buono acquistato sia di tipo cartaceo o dematerializzato: nel primo caso la somma verrà restituita per intero, mentre per i buoni dematerializzati si può richiedere una restituzione “a rate”, che comunque non potranno essere inferiori ai 250€ per frazione.

Il rimborso avviene tramite richiesta diretta dell’investitore presso una qualsiasi filiale di Poste Italiane. Attenzione: il rimborso sarà immediato solo se la richiesta viene effettuata nello stesso ufficio postale in cui si è sottoscritto il Bfp; se invece questa avviene in una filiale differente da quella di apertura bisognerà attendere che le Poste effettuino tutte le verifiche del caso prima di restituire il capitale. In questo caso il tempo di attesa è generalmente pari a cinque giorni lavorativi, e sarà la stessa filiale a convocarti in seconda seduta.

La somma può essere ritirata in contanti, ma è anche possibile versarla nel prodotto postale di appoggio al buono, come un libretto di risparmio o un conto Bancoposta.

Del tutto avulsa da problematiche è anche l’operazione di ritiro capitale di Bfp cointestati. Questa infatti può essere effettuata da ognuno dei cointestatari, a patto però che al momento della sottoscrizione sia stata spuntata la casella denominata “Con Pari Facoltà di Rimborso” (o CPFR). In caso controario, dovranno presentarsi allo sportello entrambi i cointestatari.

Bisogna invece presentare il certificato di successione se il buono era intestato ad un soggetto defunto.

Calcolo degli interessi

Nel penultimo paragrafo di questa guida vedremo quali sono le tipologie di Bfp attualmente sottoscrivibili, sebbene quelle esistenti siano molte di più. Per ognuna di queste, esiste un tasso di rendimento differente, che varia a seconda del prodotto su cui si investe e della durata dell’investimento.

Di base, potremmo dire l’interesse finale sarà tanto maggiore quanto maggiore sarà la durata dell’investimento, appunto per la natura variabile e incrementale degli interessi. Per buoni di breve periodo il rendimento è pressoché nullo (0,15%), ma sale già al 0,30% per i prodotti sottoscritti con cadenza almeno decennale.

Per spiegare meglio il concetto, facciamo un esempio pratico, prendendo in considerazione uno dei Bfp sottoscrivibili al momento, ovvero l’ordinario. Poniamo di aver investito 1.000€ in questo tipo di prodotto in data 01 giugno 2017 e di avere intenzione di ritirare il capitale esattamente dieci anni dopo, ovvero il 01.06.2027.

Per quella data il nostro investimento avrà maturato 41,22€, al netto delle ritenute fiscali di 5,12€. Poco? Probabilmente sì, ma bisogna sempre tenere in considerazione che si tratta di investimenti a bassissimo rischio e per nulla vincolanti, quindi è logico che una tale commistione di libertà e sicurezza si ripercuota sul valore finale del maturato. Il fattore incrementale degli interessi, tuttavia, non va tenuto in secondo piano. La nostra simulazione prevedeva di versare 1.000€, ma qualora ipotizzassimo di versarne 10.000 e ritirare la cifra a 20 anni dalla sottoscrizione, allora le cose cambierebbero, e gli interessi totali schizzerebbero nel 2037 a ben 2.022€ lordi, ovvero 1.179 netti.

Quale che sia il buono che hai sottoscritto, puoi calcolare in qualsiasi momento il suo andamento o le proiezioni per gli anni futuri collegandoti nell’apposita sezione sul sito web della Cassa Depositi e Risparmi. Il simulatore è di facile comprensione e agevole utilizzo, e contempla la maggior parte delle tipologie emesse anche negli anni addietro.

Tipi di Buoni fruttiferi postali, aggiornamento 2018

Attualmente sono tre i Buoni fruttiferi che Poste e CDP mettono a disposizione degli investitori:

  • Dedicato ai minori
  • Ordinario
  • A 3 anni Plus

Li vediamo in seguito nel dettaglio.

Bfp dedicato ai minori

Il Buono fruttifero postale dedicato ai minori è intestabile solo a soggetti aventi età compresa fra 0 e 16 anni, così da poter essere ritirato al compimento del diciottesimo.

Nonostante il prodotto sia stato pensato per permettere al neodiciottenne di poter contare su una somma economica una volta raggiunta la maggiore età, l’investimento può essere ritirato anche prima previa autorizzazione del giudice tutelare. Tuttavia, se il rimborso viene chiesto prima della scadenza del diciottesimo mese dalla data di sottoscrizione, non si ha diritto agli interessi maturati.

Il buono può essere sottoscritto sia in forma cartacea che dematerializzata, e l’importo deve essere pari a 50€ o un suo multiplo. Solo quello in forma dematerializzata può essere ritirato parzialmente. Il rendimento è pari allo 0,25% dopo i primi 18 mesi e aumenta gradualmente fino al 1,5% al raggiungimento del diciottesimo anno.

La ritenuta fiscale è del 12,5% sugli interessi e non è prevista imposta di bollo per somme inferiori ai 5.000€.

Bfp ordinario

Il Bfp ordinario è il buono “classico”, cioè quello, per capirci meglio, emesso già nel 1925.

Il tasso di interesse parte dallo 0,05% alla fine del primo anno fino a salire al 2,50% nel ventesimo anno. Anche per l’ordinario valgono le condizioni del buono dedicato ai minori, ovvero:

  • nessuna spesa di apertura e chiusura;
  • possibilità di sottoscrizione in forma cartacea o dematerializzata;
  • possibilità di rimborso in qualsiasi momento;
  • ritenuta fiscale del 12,50% sugli interessi maturati;
  • imposta di bollo nulla per valori complessivi inferiori a 5.000€

Bfp a 3 anni PLUS

L’ultima tipologia di Bfp attualmente disponibile è quella a 3 anni PLUS, prodotto di punta dell’offerta postale nonché quello per cui Poste Italiane sta “spingendo” particolarmente in questo periodo.

Dalla durata di investimento media e dal rendimento fisso, questo prodotto cerca di non scontentare nessuno: lo Stato riceve immediata liquidità, mentre il contribuente può contare su un interesse maggiore rispetto a quello ordinario, che maturerà in tempi più brevi.

Peculiarità di questo pacchetto è che gli interessi maturati vengono versati solo se si attende il naturale decorso del contratto. In altre parole, posta la libertà di ritirare il capitale investito in qualsiasi momento, se lo si fa prima dei 3 anni non si avrà diritto ai vantaggi del rendimento. La formula è allettante, soprattutto perché anziché aumentare gradualmente, gli interessi sono pari allo 0,70% della somma investita, sebbene non verranno calcolati prima del terzo anno.

Anche per i buoni a 3 anni plus valgono tutte le condizioni economiche, di imposta di bollo e di ritenuta fiscale previste per quello dedicato ai minori e per l’ordinario.

Conclusioni:

I Buoni fruttiferi postali sono degli investimenti sicuri e vantaggiosi?

Come succede per ogni altro prodotto finanziario, anche i Buoni fruttiferi postali presentano dei vantaggi e degli svantaggi.

Sicuro

I Buoni Fruttiferi Postali sono degli investimenti sicuri da ogni punto di vista, in quanto emessi da Poste Italiane e garantiti dal Governo Italiano. Per questo motivo si avrà certamente il rimborso della somma investita alla scadenza. Considerando la sicurezza di questo investimento, si spiega anche la remunerazione davvero al minimo, per cui i BFP possono essere visti più come una forma di risparmio che di investimento. Per chi vuole investire in maniera sempre sicura ma più remunerativa, consigliamo di informarsi sui migliori conti di deposito italiani.

Vantaggi

Il più importante è sicuramente il rischio di mercato pari a zero, in quanto il fondo è gestito da enti Statali. A parte gli oneri fiscali, il Bfp non prevede spese di alcun tipo ed il capitale può essere ritirato in qualsiasi momento. Infine, sebbene i tassi di rendimento siano relativamente bassi, questi non sono poi così distanti da quelli proposti da altri prodotti, i quali però presentano anche un maggior tasso di rischio.

Svantaggi

Poco da dire sul lato “contro”, se non che qualora si decida di investire e si abbia fiducia nella stabilità delle Poste, forse ci si potrebbe rivolgere a prodotti lievemente più rischiosi ma sicuramente più redditizi, come ad esempio i Buoni del Tesoro Poliennali. Infine, l’ultimo punto preso in esame non costituisce un vero e proprio svantaggio, ma per qualcuno potrebbe costituire fattore di incomodo: parliamo dell’obbligo di dover aprire un conto postale d’appoggio per investire nei Btp. È una conditio sine qua non inderogabile e non aggirabile, che potrebbe far storcere il naso all’investitore che non ha intenzione di gestire troppi prodotti tutti insieme.

One Comment

  1. Con simili interessi pagati i vari balzelli perdita sicura come per i Bot. Da qualche anno lo stato italiano ha iniziato un lento esproprio dei risparmi delle famiglie italiane che ovviamente come un gregge di pecore taciono, ma non solo qualche politico fuori di testa ha addirittura dichiarato che bisognerebbe mettere un’ulteriore patrimoniale.