Come non pagare i debiti dei defunti?

Non sempre si è a conoscenza delle differenti sfaccettature della legge; vediamo in questo articolo come non pagare i debiti dei defunti.

Se nell’antichità era usanza che i morti portassero con sé i loro oggetti più preziosi, già da allora i debiti rimanevano invece nelle mani dei vivi: a distanza di millenni non è cambiato nulla, neppure la Nera Signora riesce a cancellare un passivo!

Ma siamo sicuri che sia così? In realtà non tutti i debiti vengono lasciati sulle spalle degli eredi. Alcuni vengono automaticamente cancellati, altri possono essere rifiutati, salvo ovviamente la rinuncia all’intera eredità, dunque anche ad eventuali bene. Si può, come terza ipotesi, accettare la successione con beneficio di inventario.

Insomma, le soluzioni non sono poche. Vediamo quindi subito cosa fare in caso di debiti lasciati dai cari venuti a mancare e come evitare di pagarli.

Debiti che si trasferiscono agli eredi

Non tutti i rapporti giuridici si estinguono con la morte della persona fino a quel momento titolare, ma si trasmettono per via successoria a tutti coloro che godono dello status di erede.

Il successore è infatti colui che subentra nel patrimonio del defunto, diventando titolare sia dei beni che dei doveri. Se da un lato beneficia di eventuali conti correnti, investimenti, proprietà immobiliari, dall’altro spesso deve fare i conti con tutta una serie di rapporti passivi non ancora adempiuti.

Tra questi rientrano i debiti di natura tributaria, che vedono come creditore l’amministrazione pubblica: Agenzia Entrate e Riscossione (ex Equitalia) e INPS su tutti. Attenzione però. Il mancato pagamento delle tasse da parte del defunto fa sì che gli eredi debbano pagare gli oneri fiscali, ma non le sanzioni, che andranno sgravate. Completano questa categoria obblighi come il canone Rai e il bollo auto.

Secondo genere di passivi ereditabili sono i debiti di natura civile. Vi rientrano, ad esempio, un mutuo per una casa che non è ancora stato estinto e l’assicurazione per l’automobile. Ne fanno parte anche le utenze e i contratti con rinnovo automatico (che sia telefono o pay-per-view) che non sono state disdette; occorrerebbe quindi, alla morte dell’intestatario, procedere per la rescissione dei contratti in breve tempo. Infine, nella medesima famiglia troviamo spese processuali a seguito di una soccombenza in giudizio, risarcimento danni o debiti di condominio.

Debiti che non si trasferiscono agli eredi

Niente paura perché, come accennato, parte dei debiti (eventuali) lasciati dal defunto non rientrano nel “pacchetto eredità”, e non dovranno quindi essere pagati dai successori.

Prima classe di passivi che non sono a carico dei discendenti riguarda le contravvenzioni. Se dovesse arrivare una multa stradale post mortem, basterà portare alla polizia il certificato di morte e questa verrà automaticamente annullata. Differente è il discorso della cartella esattoriale su una multa non pagata per tempo. Neppure in questo caso si è tenuti a pagare, ma occorre rivolgersi all’Agenzia Entrate-Riscossione per lo sgravio, tramite un’istanza di autotutela; nel caso in cui la domanda non dovesse essere accettata si ha diritto di ricorrere ad un giudice che esamini il caso.

Altri debiti che non si devono pagare sono le sanzioni. Il termine può risultare molto vago: in effetti anche la multa è una sanzione a tutti gli effetti! Giuridicamente però questa parola si riferisce al denaro dovuto per violazioni amministrative. Pensiamo, a titolo di esempio, al caso assegni protestati. Allo stesso modo si è esentati da pagare le sanzioni accumulate sul debito. Abbiamo detto prima delle tasse non pagate: se dovesse arrivare una cartella, ciò che è dovuto allo stato è solo l’ammontare dei tributi non versati, mentre non si dovrà versare nulla rispetto le suddette sanzioni.

Infine, occorre un occhio di riguardo ai debiti nel frattempo caduti in prescrizione. I termini della prescrizione sono naturalmente differenti in base al creditore e al tipo di debito, però suggeriamo di controllare bene la documentazione del defunto. In particolare, se è vero che non si sono più ricevuti solleciti di pagamento o se, prima della scadenza, sono state inviate raccomandate con le more che hanno interrotto la prescrizione.

Rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità è certamente il metodo più conosciuto e sicuro per evitare di pagare debiti lasciati dal defunto.

L’atto deve avvenire di fronte ad un notaio, e non può essere parziale: in parole povere, non si può rinunciare ad una parte dei beni/debiti ma beneficiare dell’altra.

Oltre al notaio puoi iniziare la tua procedura di rinuncia presso il tribunale della località in cui si è aperta la successione (cioè, semplicemente, dove risiedeva il defunto). La conferma di procedimento avvenuto ti sarà data dalla ricevuta emessa dal cancelliere. Ti starai chiedendo se ci sono dei costi: sì, occorre versare 200€ con il modello F23 per il pagamento dell’importa di registro, e consegnare la ricevuta all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Una volta che questa avrà comunicato l’avvenuto saldo al tribunale, ecco che la tua rinuncia sarà a tutti gli effetti registrata. In tutti i casi, si tratta di una procedura ben più economica rispetto ai costi medi di un notaio.

Naturalmente prima di prendere questa decisione è bene controllare la situazione finanziaria di chi è venuto a mancare, chiedendo anche l’estratto conto ad Equitalia e alle banche presso cui il defunto ha il conto corrente, investimenti, mutui o altri tipi di prodotti finanziari.

Per fare tale rinuncia il lasso di tempo consentito dal legislatore è di 10 anni; cioè, non puoi aspettare oltre i 10 anni dalla morte del tuo caro per decidere la ricusazione. Se però sei già in possesso dei beni del defunto, hai 3 mesi di tempo dall’apertura della successione per farne l’inventario, e altri 40 giorni per decidere se accettare o declinare il lascito.

Esiste inoltre l’eccezione di un bene che, in caso di rinuncia, spetta comunque all’erede: la pensione di reversibilità. Anche se rinunci al patrimonio del defunto, ti verrà comunque versata tale pensione, dal momento che è un diritto separato e diverso rispetto a quelli conseguiti tramite la successione.

Se sei ancora nel periodo in cui puoi decidere se rinunciare o meno all’eredità e, malauguratamente, ti dovesse arrivare una cartella esattoriale, niente paura: probabilmente l’importo potrebbe farti optare per la remissione, e in questo caso farai domanda di sgravio successivamente. La cartella dovrebbe venirti annullata nel giro di poco tempo, ma se non dovesse essere così puoi fare ricorso ad un giudice.

Si consideri comunque che a chi rinuncia succedono a loro volta i suoi eredi. Per rappresentazione, infatti, sono “gli eredi degli eredi” a loro volta chiamati a decidere se accettare o rinunciare al lascito.

Revoca della rinuncia

Esiste un escamotage per non pagare i debiti ma tenere intatto il patrimonio attivo dell’eredità.

Di recente il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 2129/2017, ha stabilito la liceità del seguente meccanismo. Poniamo il caso che diventi successore, e nel corso dei 3 mesi di tempo arriva una cartella esattoriale a nome del defunto; in questo caso fai la rinuncia ai beni e chiedi lo sgravio, appunto perché cedi “onori e oneri”.

In un secondo momento, avvenuto l’annullamento del debito, puoi fare richiesta per la revoca della rinuncia, tornando a godere dello status di erede.

Accettazione dell’eredità con beneficio di inventario

Si tratta di un istituto che consente di ereditare beni e debiti del defunto che però vengono tenuti separati dal patrimonio personale. Ciò consente che, nel caso di obbligazioni, questi possano essere saldati esclusivamente con le sostanze prima appartenenti al defunto. In parole povere, i passivi sono compensati con l’attivo ricevuto e non con i propri beni.

Alcune volte questa modalità a metà tra la rinuncia e l’accettazione è obbligatoria; si pensi al caso di eredi minori, persone giuridiche, interdetti o associazioni/enti non riconosciuti.

Così come per la rinuncia, anche qui occorre presentare dichiarazione formale davanti ad un notaio o al cancelliere del Tribunale. Dopo che l’atto pubblico è stato depositato, si passa all’inventario. Tale compilazione nient’altro è che una lista di beni e debiti del defunto, e se si è già in possesso dei beni va scritto entro 3 mesi dall’apertura della successione. Si avranno poi a disposizione ulteriori 40 giorni per presentare la domanda di accettazione. Se invece non si è in possesso dei beni, il termine è di 10 anni anziché 40 giorni.

Attenzione però ai casi di decadenza dal beneficio di inventario. L’istituto può infatti essere revocato per comportamenti illegittimi previsti dal legislatore; sono esempi descrizioni di inventario false o vendite di immobili facenti parte dell’eredità senza autorizzazione.