Lavorare all’estero: i migliori Paesi da scegliere nel 2018

Come trovare lavoro all'estero? Quali sono i migliori paesi dove andare, nel 2017, per iniziare a vivere una nuova avventura lavorativa e professionale?

L’anno passato ben 115.000 italiani si sono trasferiti all’estero, e le ragioni sono molteplici.

Bisogna anzitutto sfatare il mito che questo micro esodo si dovuto esclusivamente alla dura crisi economica che sta affliggendo l’Italia: tra gli emigrati, tanti hanno scelto un’esperienza lavorativa all’estero per approfondire la lingua, per vivere un’esperienza culturalmente stimolante, per amore del viaggio. Necessità sì, ma coniugata con la curiosità verso le altre realtà che da sempre caratterizza l’anima del Bel Paese.

2018: dove preferiscono andare a lavorare gli italiani?

Le mete preferite dagli italiani, in voga specialmente tra giovani laureati, sono l’Inghilterra (ma i dati in nostro possesso si riferiscono al periodo pre-Brexit), Germania, Spagna, Svizzera e Francia. Al di fuori del nostro continente sono particolarmente gettonate l’Argentina e il Brasile, con un picco, negli ultimi anni, per l’Australia.

Ma sono davvero questi, al di là dei luoghi comuni e dei racconti fantastici che ci vengono da amici e parenti, i posti giusti per affermarci professionalmente?

Secondo una recente inchiesta della multinazionale HSBC, i terreni di lavoro più favorevoli si trovano in realtà in Asia. Sono stati intervistati 27.000 emigrati in 190 paesi (expat insider) tramite domande mirate ad ottenere informazioni circa l’accoglienza nel paese ospitante. L’analisi ha incrociato dati relativi agli stipendi medi, alla possibilità di conciliare sfera professionale e privata in modo umanamente sostenibile, i servizi, i tassi di disoccupazione, ed è emerso un quadro diverso da quello comunemente si pensa.

Al vertice si sono piazzati Paesi come Taiwan e Malta, e a seguire Austria, Nuova Zelanda e Lussemburgo. Vietnam, Filippine, Norvegia, Perù sono altre sorprese che ci riserva quest’indagine.

Proveremo qui a stilare una piccola classifica alternativa dei migliori paesi in cui emigrare per trovare lavoro, tenendo in considerazione anche fattori come clima, facilità di ingresso e di ottenere il visto, lingua; tutti elementi che, assieme alle possibilità di carriera, concorrono alla nostra scelta.

I migliori Paesi dove Lavorare

È chiaro, ad esempio, che seppur Hong Kong sia in cima alle classifiche tra i migliori paesi in cui cercare (e trovare) lavoro, un italiano prediligerà optare per il Brasile nonostante sia un po’ più in basso nella top 30: avrà meno difficoltà ad imparare il portoghese rispetto al cantonese, e potrà contare su un clima più simile a quello mediterraneo e adatto alle sue abitudini.

Effettivamente, i meri fattori numerici poco ci dicono sulla reale vivibilità ed ospitalità di un Paese: se in Svizzera siamo certi di avere molte opportunità di trovare un’occupazione confacente ai nostri titoli di studio e abilità professionali, dobbiamo fare i conti sul fatto che la Terra del latte e del miele indossa la maglia nera in tema di facilità di relazioni sociali, amicizia e integrazione.

Vediamo quindi insieme di trovare il giusto compromesso per lavorare all’estero: i migliori paesi in cui conciliare soddisfazione lavorativa e sostenibilità della vita sociale.

Il Canada

Il Canada è un Paese fortemente meritocratico: ingegneri, medici, ricercatori trovano un posto facilmente e sono ben accolti dalla comunità come risorse da valorizzare e incentivare. Il grande e bianco Nord ha spazio anche per operai e addetti al settore metallurgico: il secondario e il terziario sono i fondamenti dell’economia canadese.

Se hai meno di 35 anni puoi usufruire del progetto di vacanza-lavoro Working Holiday Visa: un visto di lavoro temporaneo ti permetterà di recarti in Canada a cercare lavoro, ma dovrai dimostrare di essere in possesso di un budget di C$2.500 necessario per le prime spese, e di una assicurazione sanitaria obbligatoria.

Altra alternativa è consultare le NOC, liste delle figure lavorative di cui il Governo ha bisogno. Chiaramente la conoscenza dell’inglese in primis, e del francese in secundis, sono requisito fondamentale per ottenere il visto.

Puoi richiedere il visto anche come Temporary Foreign Worker della durata di un anno: sei mesi di lavoro e sei come turista, ma anche in questo caso è necessario dimostrare di avere i mezzi per vivere.

L’Austria

Rimanere all’interno della Comunità Europea facilita di gran lunga le procedure: non dobbiamo fare visti né avere a che fare con le ambasciate. Nel caso dell’Austria poi la burocrazia è davvero ridotta al minimo. Per questa ragione è uno dei Paesi più efficienti d’Europa e con un bassissimo tasso di disoccupazione.

Gli uffici preposti al collocamento, siano statali o agenzie per il lavoro private, sono disseminati in tutto il territorio in maniera capillare. Se sei già registrato come disoccupato in Italia, hai diritto ad utilizzare il servizio dell’AMS (Arbeitsmarktservice), istituzione governativa atta a metterti in contatto con aziende ed enti che ricercano personale. Prima di rivolgerti ai bureau è tuttavia necessario che ti registri presso le autorità locali entro tre giorni dal tuo arrivo.

Se conosci il tedesco sarai sicuramente avvantaggiato, ma il Governo organizza, tramite una fitta rete di strutture di quartiere, corsi di tedesco gratuiti per agevolare gli immigrati che intendono permanere nel Paese. L’Austria è un vero paradiso lavorativo soprattutto per i settori ambientale, culturale, della ristorazione e del turismo in generale, specialmente nelle zone della Carinzia e del Burgenland.

Le Baleari

Ebbene, non solo meta di vacanze da sogno e tramonti sulla spiaggia, le Baleari sono un’ottima soluzione per noi italiani che speriamo di trovare un Paese quanto più simile al nostro.

Il clima, l’accoglienza, la lingua, sono davvero nostri fratelli, e le abitudini, inclusi i tempi lunghi e le pause lavorative, sono piuttosto simili ai ritmi italiani.

Il primo step è quello di far richiesta della NIE (Numero de Identidad de Extranjero), una sorta di codice fiscale da richiedersi ai commissariati di Polizia, e il numero di previdenza sociale, necessario per lavorare, versare i contributi e ricevere assistenza sanitaria. Le Baleari sono perfette per chi ha esperienza e qualifiche nei settori del turismo nautico, dell’educazione e dell’assistenza agli anziani. Dunque via ad educatori, OSS, OSA, infermieri e tutte le figure dell’ambito socio-assistenziale.

Gli stipendi sono praticamente gli stessi che in Italia, ma la differenza sostanziale è quella del costo della vita, che giunge anche ad un 30% in meno rispetto a quello dello Stivale.

Il Brasile

Da pochi anni il governo del Brasile ha cambiato le leggi in materia di immigrazione: dal 2013 è infatti molto più facile trasferirsi nella terra della samba a cercar fortuna.

Se sei un laureato dovrai prima fare una lunga trafila burocratica per vedere il tuo titolo riconosciuto, ma ne vale la pena: il ritmo vertiginoso con cui si è dato impulso all’istruzione superiore, e conseguentemente alla ricerca, rende il Brasile un centro interessante per chi desidera fare carriera accademica.

In un Paese in continua crescita è richiesta inoltre manodopera nel settore manifatturiero e del turismo, in cui è anche relativamente facile, previa fondazione di una società, mettersi in proprio. In questo caso otterrai il visto permanente, così come nel caso in cui dovessi essere assunto da un’azienda brasiliana. Il visto temporaneo ha invece una durata di due anni, ed è riservato ad esempio ad insegnanti o ricercatori, mentre quello della durata quattro anni viene generalmente concesso a corrispondenti esteri e i giornalisti.

È indispensabile conoscere il portoghese, per cui il nostro consiglio è quello di frequentare un corso di lingua prima di partire oppure di trasferirti inizialmente con un visto di studio o stage, entrambi della durata di massimo un anno, in modo da fare una full immersion linguistica.

Dove andare per aprire un’attività in proprio

Se hai in mente una carriera da imprenditore, se vuoi lanciare un tuo business, dovrai rivolgere il tuo sguardo ad est: Filippine, Cina, Malesia e Tailandia sono mete privilegiate per partire da zero e costruire il futuro con le proprie mani.

L’apparato burocratico è relativamente snello, i costi di apertura molto più bassi che in Europa e America e, soprattutto se sei interessato all’export del Made in Italy, l’accoglienza sarà calorosa. L’attenzione occidentale su cibo e costumi orientali trova infatti, già da diversi anni, un contraltare nella curiosità orientale per le merci europee: vino, abbigliamento, prodotti caseari sono considerate chicche da avere, soprattutto nelle fasce sociali medio alte.

Alle maggiori opportunità fa però da contraltare un mercato agguerrito e altamente competitivo, ma talmente vasto da consentire a chiunque di ritagliarsi un angolo.

Nel caso della Cina occorre prestare particolare attenzione al codice merceologico: ogni prodotto è catalogato in base alla sua funzione nel quadro dell’economia nazionale. Più questo valore è alto, più potrai ottenere dalla tua attività agevolazioni fiscali ed economiche, come terreni e infrastrutture gratuite.

La tassazione in Cina va dal 4% al 28%, ad eccezione di Hong Kong, considerata vero e proprio paradiso fiscale. Troverai lì tanti tuoi connazionali, soprattutto nel settore tessile e nella vendita al dettaglio.

Attenzione: Hong Kong è inserita nella black list italiana, cioè non fornisce dati in merito al fisco alla nostra nazione. Per questa ragione non potrai detrarre in Italia i costi della tua società lì operativa.