Imposta di bollo sul conto deposito: quando è gratis?

Quando si valuta la convenienza di un conto deposito bisogna tenere in considerazione vari fattori, e non bisogna sottovalutare la la presenza o meno dell'Imposta di bollo. Quando questa imposta è gratis? Vediamo quando è possibile non pagare l’imposta di bollo.

Su ConcorrenzaeDiritti abbiamo già parlato del conto di deposito, di quali sono le sue caratteristiche, di come questo si differenzi dal conto corrente, nonché di quale sia la strada da seguire per passare da una soluzione all’altra.

Sappiamo quindi che un conto deposito è una sorta di conto corrente senza gli “optional” previsti da quest’ultimo (come ad esempio il libretto degli assegni, le carte di credito, possibilità di addebitare utenze o accreditare stipendio e pensione), ma che a dispetto del conto corrente garantisce maggiori tassi di interesse. È, in definitiva, il prodotto ideale per chi vuole tenere da parte dei soldi con l’intenzione di farli fruttare, senza però doversi avventurare in rischiosi investimenti.

Conto di deposito: quali sono le spese da tenere in considerazione

Se le differenze sono ben evidenti, un fattore che accomuna conti corrente e conti di deposito risiede invece nelle spese che il cliente dovrà sostenere per la gestione del prodotto.

Chiaramente, queste variano a seconda del prodotto che si sceglie, pertanto sarà saggio leggere bene il prospetto informativo prima di firmare qualsiasi documento. In generale, le voci alle quali fare attenzione saranno quelle relative a:

  • Costi di apertura;
  • Costi di chiusura;
  • Costi sui versamenti;
  • Costi sui prelievi;
  • Costi per la richiesta dell’estratto conto.

La buona notizia è che sulla scia di quanto già accade per molti altri prodotti finanziari, la maggior parte degli istituti di credito sembra aver abbracciato la policy del “zero spese, quindi non sarà difficile trovare un conto di deposito che riporterà la cifra “0” accanto ad ognuna delle voci sopraindicate.

Va però tenuto in considerazione un fatto: pagare di meno non vuol dire necessariamente avere un buon conto di deposito. Un conto a zero spese ma che prevede bassi tassi di interesse potrebbe essere meno conveniente di uno che invece le spese le prevede, garantendo altresì degli interessi maggiori e quindi anche la certezza di aver fatto un buon investimento. Ma questo lo vedremo meglio alla fine di questo articolo.

L’imposta di bollo

Una delle accise dalle quali non si può prescindere, invece, è quella dell’imposta di bollo. Questa è prevista dalla legge, viene calcolata in base all’ammontare della somma depositata su base annuale e nella maggior parte dei casi sarà a carico del cliente.

Vediamo, nelle prossime righe, cos’è e a quanto ammonta.

In linea generale, l’imposta di bollo sul conto deposito equivale al 2 per mille (o, se vogliamo lo 0,20%) della giacenza. In altre parole, e per fare un semplice esempio, se sul nostro conto abbiamo depositato 20.000€, l’imposta di bollo sarà uguale a 40€.

Una distinzione fondamentale va operata fra l’imposta di bollo per le persone fisiche e quella per le persone giuridiche. Per le seconde è previsto infatti un tetto massimo d’imponibile che non può superare i 14.000€, indipendentemente dall’ammontare del deposito.

Tuttavia, va anche detto che se in base all’ammontare sul quale va calcolato il valore dell’imposta di bollo questa risultasse essere pari o inferiore a 34,20€, il correntista non dovrà pagare nulla. In altre parole, se nel conto di deposito hai meno di 17.000€, non paghi l’imposta di bollo.

È possibile non pagare l’imposta di bollo?

La risposta a questa domanda è affermativa, e soprattutto pienamente legale. Infatti, il fatto che una tassa sia prevista dalla legge non implica che questa debba pagarla il contribuente (a meno che non sia esplicitamente dichiarato).

Ed ecco che un numero non indifferente di banche e finanziarie per amore di marketing permette ai potenziali clienti di aprire un conto di deposito senza dover pagare assolutamente nulla, facendosi carico quindi anche dell’imposta di bollo.

Conti di deposito con e senza imposta di bollo: quali sono i più convenienti?

Per fare solo qualche esempio, diremo pertanto che prodotti come il Conto di Deposito Digitale di Igea Banca, le soluzioni della banca online Widiba (di cui abbiamo già parlato nelle nostre pagine), e il Conto Webank prevedono che l’imposta di bollo sia a carico del cliente. Viceversa, soluzioni come quella libera e vincolata di Conto Facto sono totalmente a costo zero per il correntista, anche per quel che riguarda l’imposta di bollo.

Attenzione, come dicevamo sopra ciò non vuol dire che un conto di deposito senza imposta di bollo sia d’ufficio più conveniente di uno per cui bisogna pagarla. I fattori che entrano in gioco per calcolare la fruttuosità di un investimento sono molteplici e rinegoziabili di volta in volta. Per fare un ultimo esempio concreto, citiamo il caso del conto di deposito Santander, anch’esso discusso qualche tempo fa su ConcorrenzaeDirittti a questa pagina. Entrambe le soluzioni proposte dalla banca (ioScelgo, vincolato, e ioPosso, non vincolato) impongono al risparmiatore di pagare l’imposta di bollo, ma si tratta di un’accisa che viene ampiamente recuperata dai rendimenti lordi garantiti dai due prodotti che possono variare, a seconda dell’ammontare versato e del tempo di vincolo, dallo 0,50 all’1,20% lordi annui.

La scelta finale, come sempre, dipende dal risparmiatore e da come ritiene più opportuno investire il proprio denaro.