Prestiti per lavoratori atipici

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La situazione del mercato creditizio italiano continua a essere caratterizzata da alcuni problemi di non poco conto. La crisi ormai in atto dal 2008, ha infatti spinto il settore ad adottare criteri più rigidi di fronte alla domanda di finanziamenti, sino ad arrivare ad un vero e proprio credit crunch tale da riverberarsi con forza […]

La situazione del mercato creditizio italiano continua a essere caratterizzata da alcuni problemi di non poco conto. La crisi ormai in atto dal 2008, ha infatti spinto il settore ad adottare criteri più rigidi di fronte alla domanda di finanziamenti, sino ad arrivare ad un vero e proprio credit crunch tale da riverberarsi con forza sull’economia reale. Una stretta resa necessaria anche dall’aumento esponenziale dei cosiddetti crediti deteriorati, ovvero quei prestiti i cui piani di rientro, concordati in sede contrattuale, non sono poi stati rispettati dagli utenti interessati. A fare le spese della chiusura dei rubinetti sono state soprattutto le categorie più problematiche, ovvero coloro che non sono in grado di presentare garanzie adeguate a supporto della propria richiesta. Una categoria in cui spiccano in particolare i cosiddetti lavoratori atipici.

Chi sono i lavoratori atipici?

La rivoluzione in atto ormai dall’inizio del millennio nel mercato del lavoro ha praticamente segnato la scomparsa del posto fisso. A questa impegnativa conclusione sono giunti gli esperti analizzando in particolare il Jobs Act, ovvero la riforma del mercato del lavoro presentata dal governo guidato da Matteo Renzi e approvata dal Parlamento. Il contratto a tutele crescenti e l’introduzione della possibilità di licenziamento per motivi economici, per ora limitati al settore privato, hanno infatti spinto gli addetti ai lavori a prevedere una nuova fase in cui la mobilità diventerà sempre più pronunciata.

Va però ricordato come già la riforma Treu, approvata nel 1997, avesse provveduto ad intaccare la funzione del lavoro a tempo indeterminato, sino ad allora principale e quasi esclusivo rapporto di lavoro esistente in Italia. Da quel momento, è diventato sempre più popolare il termine di “lavoratore atipico”, destinato poi ad assumere una rilevanza ancora più estesa negli ultimi anni.

Con questo termine si intendono quindi tutti quei prestatori d’opera che non godono di un contratto di lavoro a tempo indeterminato e non rientrano nella sfera del lavoro autonomo. In particolare, della categoria fanno parte coloro che lavorano part time, a tempo determinato o a chiamata (i cosiddetti job on call), oppure colore che prestano collaborazioni di carattere occasionale o a progetto.

Prestiti per lavoratori atipici: Come si rapporta il settore creditizio con i lavoratori occasionali?

Naturalmente, la nuova situazione ha comportato grandi problemi anche per il settore creditizio. In un momento così delicato, con la crisi ancora in atto e i crediti deteriorati che continuano a pesare sull’economia globale, diventa molto complicato per gli istituti bancari rapportarsi serenamente ad una platea particolare e numerosa come quella appresentata dai lavoratori atipici.

Come è ormai noto, infatti, chi deve concedere credito preferisce farlo nei confronti di clienti in grado di tenere molto basso il rischio corso, ovvero i lavoratori a tempo indeterminato. Ma proprio per il fatto che il posto fisso sia ormai destinato a diventare residuale, il mondo bancario è messo di fronte ad un vero e proprio bivio. Continuando a perorare il principio di finanziare solo profili sicuri, verrebbe ad essere tagliata fuori una fetta di consumatori sempre più vasta, limitando quindi il numero di possibili utenti che una banca potrebbe ambire di accaparrarsi. Proprio per questo è stato quindi deciso di puntare su alcune forme di erogazione credito in grado di andare incontro ai lavoratori atipici, cercando quindi di trovare un equo compromesso fra il mantenimento dell’utenza e il contenimento dei rischi.

Prestiti per lavoratori atipici: il garante può essere la chiave

In particolare, la formula messa in campo sempre più di frequente dagli istituti creditizi in casi di questo genere è il prestito con garante. In pratica, nel caso in cui il lavoratore atipico non sia in grado di produrre garanzie d’appoggio sufficienti, questo può avvalersi dell’intervento di un terzo soggetto, di norma un familiare, pronto a garantire con il suo patrimonio nel caso di mancato rispetto del piano di rientro del debitore.

Naturalmente, il garante deve a sua volta riuscire a dare le necessarie sicurezze sotto il profilo non solo patrimoniale, ma anche della sua storia personale nei rapporti con il mondo bancario. Il garante quindi non deve avere solo un posto di lavoro a tempo indeterminato o un patrimonio adeguato, ma deve anche essere in grado di dimostrare di non aver avuto problemi in relazione a precedenti finanziamenti ottenuti.

Se non c’è il garante: altre fonti di reddito

Altra possibilità per il lavoratore atipico di ottenere prestiti è quella di godere di fonti di reddito aggiuntive. Un esempio tipico in tal senso è quello relativo alla riscossione di un canone di affitto per un appartamento o un esercizio commerciale, oppure alla titolarità di una pensione d’invalidità. In questi casi, proprio la regolarità dell’entrata può spingere la banca a cui ci si rivolge ad accettare la richiesta, ritenendo evidentemente sufficiente la garanzia avanzata dal richiedente.

Naturalmente, anche in questo caso è necessario che chi avanza la richiesta non sia gravato da precedenti negativi, tali da aver comportato la sua iscrizione in uno dei database riguardanti i cattivi pagatori, primo fra tutti quello della CRIF.