Liberarsi dai debiti con l’Agenzia Entrate-Riscossione (ex-Equitalia): in una mossa

I debiti accumulati possono portare a seri problemi con l'Agenzia Entrate-Riscossione (ex-Equitalia) e con le banche, ma come uscirne in maniera più agevole? Cosa dice la legge? Ecco alcune informazioni utili sull'argomento.

Le cartelle esattoriali dell’Agenzia Entrate-Riscossione sono uno degli incubi peggiori degli italiani, peggiorato dal fatto che spesso, complici gli strascichi della crisi economica, si trasformano in realtà.

L’arrivo di una cartella può avere conseguenze nefaste, e non solo per il conto in banca, quanto per la serenità e la salute, fisica e mentale, di tutto il nucleo familiare. Cosa fare? Abbiamo già parlato di come uscire dai debiti se sono troppi, e sarebbe sciocco suggerire di trovare i soldi ed estinguere i debiti: se si fossero posseduti, probabilmente non avremmo alcun creditore!

D’altro canto arrendersi a pignoramenti e cessioni del quinto significa ridursi ai limiti della sopravvivenza, quindi il metodo migliore è mantenere il sangue freddo (e non è facile!) e cercare soluzioni alternative.

Vediamo subito insieme tutte le opzioni per liberarsi dai debiti con l’ex Equitalia, parlando anche della legge salva-suicidi che ti permetterà, con una sola mossa, di dimezzare il dovuto.

Cosa succede se non si pagano i debiti?

Ciò che spiegheremo tra poco serve, speriamo, a tutti i contribuenti che si trovano in difficoltà economiche affinché possano trovare la soluzione migliore per uscire dai debiti e ricominciare a respirare, diritti che occorre conoscere e divulgare per non essere schiavi dei creditori.

Inoltre, se non si pagano i debiti, le conseguenze possono essere disastrose, dal momento che l’Agenzia Entrate-Riscossione può procedere al recupero forzoso del credito. È a tutti gli effetti un atto esecutivo che consente al creditore di rivalersi sui beni del debitore: stiamo proprio parlando di pignoramento, sia su beni mobili che immobili.

Innanzitutto si può incorrere nel pignoramento dello stipendio o della pensione, che consiste nel prelevamento, da parte del creditore, di un decimo per stipendi/pensioni fino a 2.500€ mensili, un settimo fino a 5.000€ e un quinto se superiori a 5.000€. Per le pensioni esiste però una quota non pignorabile, corrispondente a una volta e mezzo l’ammontare dell’assegno sociale (è il minimo vitale, pari quest’anno a poco più di 670€).

In assenza di lavoro o reddito, l’ente di riscossione può provvedere ad un’ipoteca sulla casa se il debito è superiore ai 20.000€, o con il pignoramento dell’immobile per debiti superiori ai 120.000€ (se non è l’unica casa del debitore e se non vi ha la residenza).

Cosa succede quando si hanno debiti con l’Agenzia Entrate-Riscossione?

Al momento dell’arrivo della cartella hai 60 giorni di tempo per prendere una decisione. In questi due mesi puoi optare per pagare l’impegno, chiederne la rateizzazione, oppure rivendicare la sospensione o l’annullamento del debito se ritieni di non dovere pagare.

Come rateizzare il debito e prorogare le rate

Chiedere la rateizzazione significa sospendere tutte le istanze di pignoramento eventualmente in atto. I casi possibili sono tre.

Il primo è il piano ordinario per debiti entro i 60.000€. Il piano di ammortamento prevede 72 rate (6 anni) e non occorre presentare documentazione che certifichi l’impossibilità economica a pagare tutto e subito. L’ammontare delle rate, a scelta del consumatore, può essere fisso o crescente.

Il secondo caso è quello di un piano ordinario per debiti superiori ai 60.000€. Anche in questo caso si può restituire il dovuto in 72 rate, ma presentando dimostrazioni della difficoltà economica in essere, ossia l’ISEE.

Infine, se il debito è particolarmente ingente e non pensi di riuscire ad estinguerlo in 6 anni, puoi chiedere un piano straordinario fino 120 rate. Condizione necessaria per quest’opzione è che l’importo della rata mensile prevista dal piano ordinario ecceda del 20% il reddito mensile del tuo nucleo familiare; questo valore è l’ISR, che trovi nell’ISEE.

Se non paghi 5 rate consecutive decadi dalla rateizzazione, che puoi però riottenere se paghi gli arretrati in un’unica soluzione. Può però capitare, e non è raro, di non possedere tutta la somma necessaria: a questo punto non ti resta che richiedere la proroga della rateazione in corso, ma attenzione perché lo si può fare solo una volta. La proroga consiste in un ulteriore periodo di tempo, ossia altre 72 o 120 rate, a condiziona che ricorrano condizioni di peggioramento della situazione economica. È inoltre possibile scegliere rate di importo variabile e crescente per anno anziché costanti.

Come sospendere la cartella

Per avviare questa procedura puoi fare domanda ad un giudice che, alla prima udienza, deciderà se sospendere o meno la cartella esattoriale. Se riscontri irregolarità e ritieni di non dovere pagare, puoi anche presentare la cosiddetta istanza cartelle pazze, che consente di bloccare ogni mossa. Durante la sospensione l’esattore e l’ente creditore si consultano per le necessarie verifiche e non subirai nessun pignoramento.

Se entro 220 giorni non ricevi alcuna comunicazione, la cartella è da considerarsi annullata. Puoi presentare questa istanza recandoti in una filiale dell’Agenzia, o tramite il suo sito web e compilare il modello SL1.

Come si intuisce, sono davvero pochi i casi in cui questa procedura funziona, cioè in quelli di prescrizione o decadenza dal diritto di riscossione, avvenuto pagamento del debito, precedente sgravio del tributo e annullamento della cartella da parte di un giudice.

La legge salva-suicidi e la sentenza

La vicenda da cui parte la novità che consente di liberarsi dai debiti in una mossa è piuttosto spiacevole ma ahinoi comune a moltissimi italiani. In breve, un cittadino che aveva perso il lavoro aveva anche, nel frattempo, accumulato debiti con le banche per un ammontare di 250.000€. Una volta ritrovata occupazione, lo stipendio ammontava però a 1.525€. Il tribunale di Napoli decise quindi per una sentenza “innovativa”: l’uomo ne avrebbe versati 650 al mese per quasi 18 anni, per un totale di 125.000€. In pratica il debito è stato ridotto del 50%.

Si tratta di una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento definita anche legge salva-suicidio, proprio per la triste ondata di suicidi dovuti ai troppi debiti contratti con le banche e con l’Agenzia di Entrata-Riscossione (ai tempi Equitalia) a seguito della devastante débâcle economica scoppiata nel 2007.

A parlarne è la legge 3/2012 con la quale il legislatore ha introdotto, per la prima volta nell’ordinamento italiano, una procedura tramite cui i consumatori e i piccoli imprenditori possono chiedere la ristrutturazione dei debiti, anche fiscali. Se sussistono le condizioni si può ottenere una riduzione del debito, che sarà ricalcolato in base alla propria capacità economica. Per fare ciò non occorre il benestare dell’istituto di credito: in sostanza questa procedura, detta piano del consumatore, può essere attivata anche se il mutuante non è d’accordo.

Piano del consumatore: come funziona?

Il piano del consumatore è riservato a coloro che hanno contratto debiti con l’ex Agenzia delle Entrate purché non di natura imprenditoriale. Nel caso in cui invece le morosità dipendano da attività lavorative o professionali, il giudice potrà decidere in favore del richiedente solo se il 60% dei creditori è d’accordo ad una riduzione.

Ma come funziona il piano del consumatore? Il contribuente deve innanzitutto presentare un’istanza al giudice, con allegata una proposta di pagamento del debito in percentuale. Per avere valore legale, la documentazione deve essere firmata da un organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento (ad esempio un avvocato o un commercialista). Il debitore dovrà quindi esporre tutta la sua documentazione relativa a beni e patrimoni, così da stabilire tempi e misura per la solvenza.

La palla passa poi al Tribunale competente. Il giudice valuta il merito del debitore (che deve risultare esente da “colpe” nell’aver contratto debiti) e la sua impossibilità nel ripagare l’intera somma in oggetto. Se l’esito è positivo, il piano viene posto in essere. In tutti i casi l’udienza deve essere fissata entro 60 giorni dalla presentazione del piano.

Vogliamo sottolineare che questo processo non annulla i debiti, ma fa sì che il contribuente ne ripaghi una parte il cui ammontare sia commisurato con le sue reali capacità economiche. È, insomma, la possibilità per privati cittadini di accedere ad un piano di rientro creditizio coerente con ciò che può effettivamente pagare. L’ente creditore (banche incluse) non riceverà tutto ciò che gli sarebbe dovuto, ma questa legge fa sì che abbia comunque un rientro, a fronte della totale evasione vigente fino a non molti anni fa.