Motivi per cambiare banca

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È cosa ben nota come nell’ultimo decennio il rapporto fra banca e cliente sia profondamente cambiato, soprattutto a causa (o grazie) e due avvenimenti epocali che hanno mutato non solo il corso della storia economica, ma anche quello del XXI secolo: la crisi economica del 2008 e l’automatizzazione virtuale di molte operazioni. Prese congiuntamente, queste […]

È cosa ben nota come nell’ultimo decennio il rapporto fra banca e cliente sia profondamente cambiato, soprattutto a causa (o grazie) e due avvenimenti epocali che hanno mutato non solo il corso della storia economica, ma anche quello del XXI secolo: la crisi economica del 2008 e l’automatizzazione virtuale di molte operazioni.

Prese congiuntamente, queste due ragioni hanno portato ad una generale diminuzione della fiducia che gli investitori ripongono negli istituti di credito, che si è tradotta in un aumento esponenziale di servizi che questi hanno iniziato ad offrire, nonché in un avvicinamento sul lato umano della banca verso ogni singolo cliente. Oggi, i motivi per cambiare banca sono indissolubilmente legati al fattore personale oltre che a quello economico, e su entrambe queste sfere proveremo a fare luce di seguito.

Il fattore economico: uno dei principali motivi per cambiare banca.

Si diceva che la crisi ha spinto molti istituti ad aprirsi sempre di più alle necessità contemporanee dei correntisti. In quest’epoca storica una banca non è più un luogo fisico in cui depositare i propri risparmi nell’attesa di miseri interessi, ma un organismo multifunzionale che si prefissa di curare tutti gli aspetti della vita economica di ogni singolo correntista.

Per questo, fra l’eterogeneità dell’offerta disponibile, la prima ragione per cui si decide di cambiare banca riguarda la convenienza generale dell’offerta di uno specifico prodotto. Costituiscono fattori importantissimi in tal senso possibilità di richiedere un mutuo o la sua portabilità, i costi di gestione del conto corrente, gli extra inclusi nel pacchetto come libretto degli assegni e carte di credito. Ognuna di queste opzioni può avere un costo più o meno elevato, e chiaramente l’istituto che ne propone il maggior numero ad un prezzo inferiore godrà più appeal fra i correntisti medi. Da qualche anno, inoltre, soprattutto grazie all’avvento delle banche online, hanno avuto ampia diffusione i Conti Corrente gratuiti, a zero spese o a spese ridotte al minimo, che sono riusciti ad entrare nelle grazie soprattutto di molti utenti che dovevano aprire il loro primo conto corrente.

Home Banking

Non va poi dimenticata la possibilità di fare operazioni online, meglio se gratuite, che fino a qualche tempo fa era un plus dei conti più particolari, ma che ora è diventato un fattore fondamentale per la scelta di un nuovo istituto a cui affidare i propri soldi, soprattutto vista la grande diffusione di dispositivi mobili e app dedicate all’home banking che negli ultimi anni hanno sostituito molte delle operazioni che prima era obbligatorio fare in filiale.

Collegato solo latamente al fattore economico c’è quello della vicinanza dell’istituto di credito al luogo di residenza del cliente. Questo fattore è discriminante soprattutto in quei Paesi, come gli Stati Uniti, in cui traslocare è cosa comune come andare al bar, e quindi anche avere una sede del proprio istituto bancario vicino alla nuova sistemazione è un valido motivo per cambiare banca. Recentemente, anche in Italia inizia l’aspetto della vicinanza ha iniziato a far sentire il suo peso a causa di una mobilità della forza lavoro sempre più vivace.

Il fattore umano

Tuttavia, una banca che offre un buon pacchetto finanziario non potrà mai reggere il confronto con una che si prende davvero cura dei propri clienti. Non è un caso se oggi molti istituti prevedono un consulente personale – detto family banker – per ogni correntista, figura che fino a poco tempo fa era riservata solo ai clienti più facoltosi.

Alla luce di un’offerta sempre più vasta ma sempre meno diversificata, le banche hanno compreso l’importanza del rapporto umano fra istituto e cliente, soprattutto perché se l’automatizzazione di molti processi ha permesso una maggiore velocità nell’erogare servizi e prodotti, d’altro canto una risposta negativa del computer rimane una risposta tassativamente negativa, quindi è necessario che una figura umana funga da intermediario fra la risposta della macchina e l’esigenza dell’individuo, al fine di trovare insieme una soluzione alternativa che non scontenti nessuno. Anco prima del lato economico, quindi, il fattore umano è ben presto diventato uno dei principali motivi per cambiare banca, poiché maturare fiducia nell’individuo che abbiamo davanti porta per proprietà transitiva al maturarla naturalmente anche per l’istituto per cui lavora.

Non sono stati pochi i casi recenti in cui ben noti istituti hanno dovuto assistere ad una massiccia fuga di clienti a causa della scortesia del personale, che in alcuni pare dimenticare troppo facilmente che il proprio stipendio esiste grazie ai depositi dei correntisti. E non è neanche un caso – ci permettiamo di dire – che alcuni fra i più clamorosi cambi unilaterali di termini e condizioni dei servizi siano avvenuti proprio laddove si dava per scontata una fiducia incondizionata, che puntualmente è venuta a mancare.

La giusta commistione fra risparmio e affidabilità: i motivi per cambiare banca.

Le ragioni per cambiare banca si possono quindi riassumere in due grandi macroaree. La prima è quella economica, in quanto potendo scegliere fra un’infinità di prodotti tanto diversi quanto simili fra loro il cliente moderno ha imparato a documentarsi da solo, fare selezione e optare per quello che – seppur in minima parte – gli dà il maggior numero di servizi al minor prezzo possibile. La seconda è quella del fattore umano, alimentata soprattutto ad un sempre più accresciuto interesse che gli istituti di credito ripongono nel rapporto faccia a faccia con i propri correntisti. Un fattore sempre più discriminante nello scegliere una nuova banca o nel cambiare quella vecchia, in un contesto storico in cui si percepisce un estremo bisogno affidarsi ad una figura che sia di certo professionale, ma prima di tutto umana.